Villa Farnese di Caprarola

Il gioiello che tutto il mondo ci invidia, Villa Farnese di Caprarola è come immergersi totalmente nel rinascimento o nel manierismo, tra le architetture del Sangallo e del Vignola, gli affreschi degli Zuccari, le inquadrature di Annibal Caro, le prospettive di Giacomo del Duca.

Pochi sanno cha a Caprarola, a soli 40 minuti da Roma, si trova un gioiello dell’arte cinquecentesca, una delle opere rinascimentali più belle d’Europa. Fu il card. Alessandro Farnese il vecchio a volere questa magnificenza, per enfatizzare il potere politico e militare che la sua famiglia aveva raggiunto partendo da piccoli feudi in provincia di Viterbo, tra Ischia di Castro, Farnese e Canino…

Alessandro Farnese ottenne Caprarola in vicariato nei primi anni del ‘500 e pensò subito di farne un baluardo per le sue terre e per il suo potere sempre più crescente. Incaricò quindi Antonio da Sangallo il giovane, architetto di gran leva prediletto dai Farnese, di realizzare il progetto per una fortezza, grande, anzi imponente… doveva essere la fortezza dei Farnese, forze di Alessandro.
Le mire di Alessandro, infatti, non si limitavano solo ad una crescita sociale ed economica ma puntavano molto più in alto, al soglio pontificio. Solo così avrebbe consacrato il nome della famiglia Farnese e solo così avrebbe raggiunto un grado di ricchezza altrimenti irraggiungibile.

Il Sangallo ipotizzò un forma adeguata ai tempi, spigolosa, capace di resistere agli attacchi dei cannoni, del resto il Sangallo era un esperto architetto militare.
Quindi disegnò un pentagono con un buco al centro, un cortile necessario per la fruizione dell’edificio e per la sua gestione, così come aveva già fatto nel Palazzo Farnese di Roma, nel castello Farnese di Capodimonte, e come aveva fatto suo zio Antonio da Sangallo il vecchio nella rocca di Civita Castellana.
C’era da stabilire se il cortile dovesse essere circolare o quadrato come consuetudine. E’ difficile stabilire le motivazioni che hanno determinato la scelta anche perché agli Uffizi di Firenze è conservato un bozzetto in cui sono previsti sia il cerchio che il quadrato.
Venne scelto il cerchio che poi assumerà un grande valore simbolico successivamente, quando i lavori vennero seguiti dal card. Alessandro Farnese il giovane.

Infatti, i lavori per la costruzione della rocca di Caprarola iniziarono nel 1530 e proseguirono speditamente fino al 1534 quando il card. Alessandro Farnese il vecchio venne finalmente eletto Papa con il nome di Paolo III, il 13 ottobre 1534. La priorità, con questo grande potere tra le mani, era quello di consacrare la famiglia Farnese e di portarla più in alto possibile trasferendo potere e ricchezze, e questo si doveva fare subito perché un Papa non vive in eterno e lui aveva già 66 anni.
Quindi riunì i numerosi feudi di famiglia, ne aggiunse altri e costituì il Ducato di Castro, in sintesi uno Stato indipendente dalla Chiesa con l’autonomia di battere moneta, e lo affidò a suo figlio Pier Luigi.

Paolo III fu molto abile nel sistemare le cose ed i suoi parenti, non gli sfuggì infatti di nominare cardinale il suo nipote omonimo Alessandro, figlio di Pier Luigi, il 18 dicembre 1534, e di programmare forse il salto più lungo della gamba, la creazione di un altro Ducato, quello di Parma e Piacenza nel 1545 e lo affidò a Pier Luigi.
I Farnese crebbero ancora e si imparentarono con i reali d’Europa, Orazio, figlio di Pier Luigi, sposò Diana figlia del re di Francia Enrico II.
Il secondogenito di Pier Luigi, Ottavio, sposò Margherita d’Austria, figlia di Carlo V.
Il figlio di Ottavio, Alessandro, sposò  Maria d’Aviz, nipote del Re del Portogallo Manuele I.

Con il potere crebbero inevitabilmente i nemici e le antipatie, e crebbero notevolmente anche i debiti contratti dai Farnese per amministrare entrambi i ducati e più probabilmente per il lusso smisurato della famiglia.
Il 10 settembre 1547 venne barbaramente ucciso Pier Luigi nel suo Palazzo di Piacenza, e quello fu l’inizio della discesa della famiglia. Due anni dopo morì il Papa, suo padre, forse per il grande dolore causato dalla perdita del figlio, forse anche per la consapevolezza che tutto il patrimonio, e la stessa famiglia, non erano più così inattaccabili.

Il figlio di Pier Luigi, card Alessandro il giovane, si ritirò per un periodo a Caprarola, lontano dai turbamenti famigliari e s’innamorò dell’ardito progetto di suo nonno e del luogo così ameno. Decise quindi di riprendere i lavoro quanto prima e chiamò l’architetto più richiesto del momento che come biglietto da visita aveva anche quello di aver lavorato nella reggia di Fontainbleau al fianco del Primaticco dove aveva fatto delle cose di gran livello.

Non si sa bene se fu il Vignola a guidare il card. Alessandro Farnese o fu proprio Alessandro, grande amante delle arti, a dare le dovute indicazioni al Vignola per completare la fabbrica con linee più eleganti ed aristocratiche come una reggia.
Di fatto, il progetto di una fortezza subì piccoli ma sostanziali cambiamenti che, pur mantenendo la forma pentagonale, il cortile circolare ed i bastioni ad ogni angolo, lo trasformò in residenza lontana dall’idea delle forme militari.

Quattro dei cinque bastioni vennero verranno lasciati a mezza altezza e divennero quattro terrazze affacciate sui grandi panorami della campagna romana. L’unico bastione portato al tetto divenne un elegante torrione al vertice del pentagono.

Ma il progetto del Vignola aveva anche lo scopo di spettacolizzare la nuova costruzione del cardinale, per cui realizzò un rettifilo in salita in maniera tale che la Villa, posta al termine, chiudesse la visuale creando così l’effetto fondale, molto in voga in quel periodo. Questo effetto giocava molto sulla prospettiva ed entrambe le soluzioni avevano lo scopo di amplificare le dimensione della Villa.

Alla fine del rettifico, oggi Via F. Nicolai, infatti venne realizzato un gioco di spazi e forme trapezie, come la piazza antistante la Villa, la prima rampa di scale, la seconda con due scale emicicle contrapposte, e l’enorme piazza che porta all’ingresso principale sono tutti spazi trapezoidali

Dal grande piazzale si accede agli interrati dove vennero realizzato gli ambienti di lavoro, le cucine, i magazzini, le dispense, che ruotavano intorno al pilastro centrale intorno al quale ruota anche il passaggio delle carrozze per le manovre di accesso ed uscita al Palazzo.
Sempre dal piazzale tramite due scale contrapposte si accede piano rialzato, chiamato Piano dei Prelati, l’ingresso principale della Villa.
Da qui si accede al cortile circolare, meraviglia delle meraviglie, due loggiati sovrapposti alternati da archi, pilastri e balaustre, intorno ai quali ruotano gli appartamenti del piano rialzato, tutti meravigliosamente affrescati, e quelli del piano nobile che fanno parte del percorso di visita.

Dalla scala regia, genio del Vignola, si sale al piano nobile. La scala elicoidale, già sperimentata dal Bramante in Vaticano, venne interpretata dal Vignola in maniera più elegante, forte, esclusiva con l’aggiunta di balaustre e bassorilievi.

la prima stanza del percorso al piano nobile è la Sala di Ercole, in realtà un loggiato all’origine che poi venne chiuso con 5 grandi vetrate per preservane gli affreschi, troppo esposti alle intemperie.
In questa stanza si narra la leggenda di Ercole che avrebbe dato origine al lago di Vico con la sua forza.

Segue la Cappella, un ambiente circolare dove il cardinale si ritirava in preghiera.
La Sala dei Fasti farnesiani, spettacolare raccolta di affreschi con i quali vengono raccontate le imprese militari, diplomatiche e cerimoniali della famiglia Farnese.
Anticamera del Concilio, dedicata ai fasti di Paolo III ed al Concilio di Trento
Camera dell’Aurora, mirabilmente affrescata con un bell’effetto prospettico sulla volta al centro della quale si celebra la rinascita, il passaggio dalle tenebre al giorno

Sala dei Lanifici, era lo spogliatoio, lo spazio sartoriale dove venivano realizzati, preparati e confezionati gli abiti del cardinale.
Stanza della solitudine, dove il cardinale era solito ritirarsi in solitudine
Il Torrione, l’apice del pentagono, uno spazio intimo del cardinale dove era disposta la sua biblioteca personale e lo studiolo nella stanza attigua del Gabinetto di Ermatena
Stanza della penitenza, probabilmente destinata ad una sala da Pranzo
Stanza dei Giudizi dove il cardinale sirecava per prendere decisioni importanti
Stanza dei Sogni, era la camera da letto del cardinale
Stanza degli Angeli dedicata al dominio del bene sul male, la caduta degli angeli angeli ribelli e l’arcangelo Gabriele che sconfigge il demonio e lo costringe a ritirarsi negli inferi.
Sala del Mappamondo, forse quella che sorprende di più il visitatore, è la stanza delle carte geografiche e della cosmografia.
Alle pareti sono illustrai i continenti a quell’epoca conosciuti e nella volta la costellazione con i segni zodiacali.

Da qui si esce nei giardini bassi, disposti a ventaglio a formare due giardini, uno d’inverno esposto a sud, e l’latro d’estate esposto a nord.
In questi giardini regna la geometria dei giardini all’italiana con siepi di bosso che formano labirinti, fontane e alberi imponenti.

Dai giardini bassi, lungo un sentiero si sale ad altrettanti spettacolari giardini alti, con sculture, giochi d’acqua, fontane, labirinti di bosso e la casina del piacere, ideata come casino di caccia ma conclusa come un luogo di ritiro intimo del cardinale.

Il Palazzo Farnese di Caprarola fu il primo vero esempio di architettura rinascimentale aristocratica, a cui si ispirarono le realizzazioni di Villa Lante di Bagnaia e del Parco dei Mostri di Bomarzo.




Visite Guidate a Villa Farnese

Contatta le Guide Viterbo, Guide Ufficiali per Caprarola e la Tuscia

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Tel 0761 647044, 327 3984629
www.guideviterbo.com


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Testi di Maurizio Vecchi, tratti dal libro Il Palazzo Farnese di Caprarola

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